Ca' Belvedere

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Ca' Belvedere

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Ca' Belvedere è un sito archeologico della Provincia di Forlì-Cesena scoperto nel 1983 e che si trova nelle aree pedecollinari in direzione di Castrocaro. Il sito archeologico è di rilevanza internazionale perché costituisce un giacimento di reperti databili a 800-900 mila anni fa, fornendo fra le più antiche attestazioni della presenza umana in Europa. È stato scoperto in seguito a specifici programmi di ricerca sulle industrie paleolitiche locali. Gli scavi, iniziati nel 1983, si sono conclusi nel 1986.

Aspetto geologico
Il sito archeologico si trova a circa 200 m s.l.m., nella parte alta del versante settentrionale del colle di monte Poggiolo, rilievo collinoso al termine dello spartiacque tra il fiume Montone ed il rio Petrignone, che a nord si raccorda alla pianura, ad ovest domina i terrazzamenti alluvionali del fiume Montone, a sud sovrasta aree calanchive e ad est scende al fondo valle con un versante ripido.
Nella zona interessata dal sito paleolitico affiorano una serie di terreni del pleistocene inferiore con alla base le argille azzurre marine ad arctica islandica e Hyalinea baltica, sovrastate verso nord-ovest da depositi litoranei sabbiosi, detti delle sabbie gialle, e verso sud-est da sedimenti di monte Poggiolo. La serie è chiusa dalla presenza di un suolo russo, il palexeralf, riferito ad una fase pedogenetica iniziata nel pleistocene medio.
Le argille azzurre locali sono costituite essenzialmente da argille marnose, spesso ricche di silt, con sottili interpretazioni melmose o sabbiose. In quei sedimenti raggiunti dai sondaggi immediatamente al di sotto dei sedimenti ghiaiosi, con l'industria sono presenti abbondanti foraminiferi e ostracoidi. I primi sono caratterizzati da associazioni di elphidium e ammonica, i secondi sono rappresentati da specie appartenenti ai generi Leptocythere, Semicytherura, Loxoconcha. Entrambe le faune fondali marini costieri spesso vegetati, soggetti ad influenza del vicino continente.
Le analisi delle associazioni nano fossili calcari presenti in campioni dei carotaggi, risulta che i sedimenti marini sedimentati in questi ambienti sono attribuibili alla biozona a Pseudoemiliana lacunosa.
I pollini rinvenuti nelle argille azzurre descrivono un ambiente forestale ricco di conifere appartenenti ad una fase di deterioramento climatico del pleistocene inferiore.
Il Paleomagnetismo appartiene alla serie inverso ed in particolar modo appartiene al periodo Matuyama. La datazione con metodo della risonanza di spin elettronico (ESR) di una conchiglia fossile, prelevata nelle alghe azzurre al di sotto del giacimento paleolitico, ha fornito un'età stimabile di 1.540.000 più o meno 340.000. La presenza di Hyalinea balthica in queste rocce indica comunque che queste non sono più antiche di 1,4-1,3 milioni di anni.
Le sabbie gialle, la cui potenza dell'ordine di 50 m, sono formate essenzialmente da sedimenti dispiaccia[non chiaro]. La serie è sabbiosa, con sabbie meglio fini o fini, anche se talvolta presenta sottili livelli di ghiaietto o di limi argillosi. Alla base poggia sulle argille azzurre mentre in alto termina con una superficie di erosione, seguita da sedimenti fluvio lacustri. Negli affioramenti locali si riscontra, dal basso verso l'alto, la successione di ambienti del piano infralitorale, ambienti umidi costieri e probabili spiagge esterne sommitali.
Le sabbie gialle sono sostituite, a livello di monte Poggiolo, al di sopra delle argille azzurre, da sedimenti ghiaiosi sabbiosi di spiaggia e costieri, ai quali succedono verso l'alto argille variamente limoso-sabbiose con più o meno frequenti interpretazioni di sabbie o di ghiaietto ricco in silice, di una serie di circa 21 m.
La parte prossima alla base di questo deposito ha evidenziato una serie a tendenza regressiva litorale o sub/infralitorale, un'immersione deposito lagunare finale. In questa sede, diari, ghiaietto e sabbie litorali o sub-litorali di spiaggia danno luogo, verso l'alto, a sedimenti argillosi di ambiente lagunare ad energia molto bassa con faune ad ostracoli rappresentate da poche forme giovanili di specie dulcicole. L'ambiente riconosciuto è umido costiero con l'influenza del mare aperto. Più a monte sono presenti ghiaie di aspetto fluviale anche con ciottoli incrostati di ostriche. Al di sopra del deposito ghiaioso la serie diviene nuovamente litorale, infatti presenta un contenuto fossilfero che testimonia di nuovo ambienti marini costieri con influenza di apporti continentali.
Nella base basale del deposito, il Paleomagnetismo è inverso e riguarda il periodo Mutuyama precedente all'evento Jaramillo.

Il giacimento archeologico
L'edificio di Ca' Belvedere è ubicato circa 170 m a nord-ovest del castello di monte Poggiolo, ed è situato al centro di un affioramento di sedimenti ghiaiosi, che interessa una parte sommitale in moderato pendio del rilievo. Gli indiani ?? sono costituite essenzialmente da ciottoli calcarei[non chiaro], selciferi ed arenarci. Sono presenti anche tracce di quarzo e di diaspro. Questa composizione, comune a quella di sedimenti degli usi più antichi presenti nella zona, è nettamente differente dai depositi analoghi attualmente trasportati dall'alveo fluviale e presenti nei terrazzamenti più recenti.
Lo scavo ha posto in evidenza una serie prevalentemente ghiaioso sabbioso della potenza di 5 m[non chiaro], con l'industria paleolitica[non chiaro] in giacitura primaria, poggiante sulle argille azzurre. Il deposito è interessato da fratture frequentemente arcuate, testimonianze di un passato scorrimento franoso, che lo ha affiancato e sovrapposto in discordanza alle argille azzurre. Più a monte, ad est di Cà Belvedere, dove i sentimenti non sono dislocati[non chiaro], i sondaggi effettuati hanno mostrato una sede in cui le argille azzurre basali sia discolo verso l'alto in piccoli livelli sabbioso melmosi[non chiaro], ai quali succedono sedimenti sabbiosi e nella parte sommitale ghiaie con l'industria. Il settore più a valle dello scavo interessa anche un lembo residuo del paleosuolo.
In base ai gasteropodi polmonati rinvenuti durante gli studi in campo, si è capito che l'ambiente doveva essere umido e con vegetazione confrontabile a quella che oggi si rinviene nelle regioni nordeuropee e comunque ad altitudini relativamente alte. Si trattava quindi di una situazione prima temperato freddo[non chiaro]. Questi dati coincidono con quelle dei pollini rinvenuti infatti si ha la dominanza delle specie erbacee con elementi steppici.

I reperti
I reperti litici sono distribuiti praticamente in tutto lo spessore esplorato dello scavo. Le selci scheggiate si presentano con un aspetto del tutto fresco e talvolta moderatamente patinate questo fa ritenere che non vi siano state fasi di trasporto fluviale o marino avvenute dopo la loro deposizione. Questo è anche avallato dal fatto che, in quasi tutti i casi, i reperti rinvenuti presentano tutti lo stesso tipo di taglio. Molto spesso i reperti presentano incrostazioni di carbonati e alcune volte anche concrezioni ferromanganesifere.
I reperti rinvenuti ammontano ad alcune migliaia e fra questi risultano numerose le schegge corticate, anche totalmente o a spicchi.
I reperti archeologici appaiono nel loro complesso come il risultato di una tecnologia litica semplice ed opportunistica, basata soprattutto sulla necessità di fatturare, anche con colpi violenti, il ciottolo originario si otteneva così un piano di percussione di ampia superficie che, soltanto in un secondo momento, consentiva il distacco delle schegge. La presenza di particolari manufatti ciottolo, quali choppers e chopping-tools, rappresenta perciò la prima fase di sfruttamento della materia prima e non il prodotto finale di una particolare attività. Infatti, tra questi strumenti ed i nuclei veri e propri, non vi è alcuna separazione netta, bensì una sostanziale continuità.
L'aspetto fondamentale dell'giacimento archeologico è l'eccezionale quantità dei rimontaggi presenti ne sono stati identificati una settantina per un totale di oltre 200 manufatti, pari a circa il 17% dell'intera industria raccolta. Benché in qualche caso il numero dei reperti combacianti tra loro sia elevato (30 elementi in un caso), normalmente il loro numero è piuttosto ridotto. Questo è conforme ad uno degli aspetti più significativi dell'industria: una lavorazione poco articolata dei ciottoli, dai quali veniva generalmente staccato un numero limitato di schegge. La grande quantità di montaggi rinvenuti è un'altra conferma del fatto che la lavorazione della selce si è svolta proprio nel sito di rinvenimento, cioè nello stesso luogo di reperimento della materia prima necessaria.
Le caratteristiche di questa industria ellittica confermano la presenza in Italia di una fase del paleolitico precedente all'Acheuleano, caratterizzata dalla realizzazione di manufatti con margini taglienti, il più delle volte schegge, senza una successiva rielaborazione, e da uno scarso sfruttamento dei supporti litici. In tale contesto i ricercatori suppongono che la presenza di chopper e di chopping-tool sia del tutto occasionale. Questo significa che l'insediamento è caratterizzato da elementi di base rappresentati solo da schegge e nuclei.
Questi rinvenimenti archeologici insieme a quelli del sito coevo di Atapuerca in Spagna, rappresentano le più oggettive testimonianze di attività antropiche già articolate ed organizzate nei gruppi umani che hanno popolato l'Europa circa 1 milione di anni fa.

L'ambiente dell'epoca
L'insieme dei dati disponibili porta ad ipotizzare per il sito archeologico un paleoambiente caratterizzato da una costa bassa e sabbiosa, interrotto da una spiaggia ghiaiosa in corrispondenza di una foce fluviale, in una situazione generale di regressione marina legata anche a fenomeni di eustatismo glaciale. Poiché l'industria paleolitica è contenuta in Via i ricchi di selce, sedimentate in prossimità della foce o presso la battigia, l'assenza di fluitazione , evidente nei manufatti, può essere spiegata ammettendo che la zona appartenesse ad un delta fluviale a canali anatomizzati, caratterizzato da frequenti cambiamenti di posizione degli alvei intrecciati, da occlusioni più o meno temporanee delle canalizzazioni e da rapide forme di deposito localizzate.
In tale situazione i reperti archeologici, scheggiati lungo le rive oppure sui margini delle barre emerse, potevano essere presto sepolti e sottratti ad ogni successivo trasporto.
Alcuni ricercatori suppongono anche che la scheggiatura avvenisse in corrispondenza di scarpate fluviali o addirittura di spiagge gioiose incise. In questo caso i manufatti, abbandonati tra i ciottoli al loro piede,avrebbero potuto essere progressivamente sepolti da clasti, provenienti dalle pendici sovrastanti, prima di essere definitivamente coperti da nuovi apporti fluviali

 

 

Fonte: Wikipedia

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